La cena
di francesco in News il 23/04/2007 - 23.59.33
“Prendete e mangiatene tutti”. Tornate alla materia, alla gloria del cibo, non al cannibalismo, non alla colpa. Tornate alla terra e al piacere dell’amicizia attraverso il corpo; ri-contattatevi con tenerezza, amatevi. Stasera non avviene un sacrificio, anche se io sono turbato, angosciato, anche se non mi sento lucido perché la mia fine si avvicina; vi prego di non scambiare l’odore acre del sangue per l’odore della morte: vi prego di credere che questo mio sangue torna alla terra e con lei fiorirà fra tre giorni. Io desidero concimare il campo di eros, io vi chiedo che i vostri corpi -come il mio- partecipino al piacere e alla tenerezza. Vi prego di non aver paura ad utilizzare i vostri corpi per uscire da voi stessi: la mia scomparsa è inevitabile; se io non morissi, se io non donassi il mio corpo a voi, la mia amicizia sarebbe incompleta; io credo che l’amore sia una forza sovversiva, così sovversiva e potente che io stesso sono costretto a seguirla. Amici l’amore infrange le leggi poste dagli uomini ed è l’unica legge posta da Dio alla quale, come io stesso sto constatando, anch’io sono sottoposto. Siamo qua a cenare insieme; questa nostra cena non chiamatela sacrificio, non evocate potenze che fanno riferimento alla violenza, alla prevaricazione, al peccato, alla colpa. Beviamo insieme il vino, gustiamo l’uva fermentata, la trasformazione della terra che a sua volta trasforma i nostri corpi. Il mio corpo sia per voi come l’uva, come il pane, un mezzo di trasformazione perché anche il vostro corpo diventi un veicolo di amore e di tenerezza. Non dovete cibarvi di me ma ri-dare senso al cibo, carnalità alla materia come unica fonte possibile di trasformazione. Io sono stato qua con voi. E voi ricordatemi con i vostri corpi, continuate a scambiarvi gesti di affetto, continuate ad essere teneri tra di voi, continuate ad amarvi attraverso la carne.
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