Clava vs Clava e i temi della modernità

di francesco in News il 25/03/2009 - 20.03.15

Clava vs Clava (spettacolo ideato da Enrico Lazzarini, da Alessandro Sgobbio e dal sottoscritto all'interno di un collettivo artistico postmoderno da noi creato per credere in ciò che non si può più credere). Nelle righe che seguono troverete alcune delle riflessioni dalle quali siamo partiti per "costruire" il nostro spettacolo.

Di Risentimento, rivalità, violenza mimetica, espulsione del sacro

Tutti siamo uguali. Anzi tutti siamo potenzialmente uguali. Questa apparente possibilità genera una intensa frustrazione nel momento in cui la realizzazione delle promesse che ci appaiono a portata di mano non arriva mai. Tutti possiamo imitare tutti: in questo senso la società delle apparenze è al suo massimo grado di sviluppo: il mimetismo pervade le relazioni; ognuno con maggior o minor fatica, può accedere ad un idolo che rappresenta uno status al quale egli aspira. Ci sono status grossolani che comportano l’ostentazione e il possesso di beni materiali –anche senza averne le possibilità economiche, soprattutto quando non si hanno- ci sono status più sottili e subdoli, come la magrezza, la velocità, il non invecchiamento, che incarnano parte dei valori del nostro stadio di società postmoderna. La realizzazione personale diventa un gioco di imitazione reciproca di modelli e simboli che non hanno un contenuto etico: l’azione massimamente etica sta nel liberarsi dell’etica che impedisce la realizzazione dell’imitazione.
La televisione è lo strumento principe dell’imitazione e generatore di potenziale risentimento (una scatole mimetica) : la televisione sempre più genera apparenti possibilità di successo per persone normali, creando l’equivoco del successo slegato alla preparazione, all’impegno. Il successo è legato piuttosto alla moda, cioè ad un fattore nella nostra società che ha assunto un valore mistico e imponderabile. Tutti pensano di poter essere chiunque. Nessun autorità merita rispetto poiché ogni autorità è, nel gioco mediatico, potenzialmente imitabile.

Capri espiatori
Il Sacro non è più il presupposto che fonda la nostra convivenza, nel quale tutti possiamo riconoscerci, al quale tutti potremmo potenzialmente sottostare; nella società post-moderna il sacro è diventato una delle possibili opzioni da scegliere tra le mille altre. Potremmo seguire un corso di filosofia orientale come essere cattolici, tutto e il contrario di tutto è lecito, poiché la libertà di scelta viene prima della scelta stessa. Nel nostro tempo l’esperto è una figura centrale; l’uomo è così apparentemente fiducioso nella propria capacità di comprendere il mondo e il suo ruolo nello stesso che per ogni questione si rivolge ad un esperto, come fosse un Dio minore, un intermediario tra la verità –alla quale si accederà solo attraverso la scienza- e l’umanità.

In questo clima di difficoltà di orientamento etico, di disordine sociale e di mancanza di autorità spirituali che guidino e indirizzino il nostro agire, si inserisce il tema della Clava, cioè di una violenza primordiale legata alla sopravvivenza, violenza autentica di una società che oggi viene chiamata primitiva ma che provocatoriamente andrebbe rivaluta, quantomeno confrontata con il presente: era senza dubbio una società più sostenibile ecologicamente; era una società dove si svolgevano i compiti necessari. Oggi superfluo e necessario si rincorrono nel gioco della continua e reciproca imitazione.
Un nostro immaginario antenato, attraverso un andirivieni tra presente e passato potrebbe mostrarci quanto l’età della pietra fosse più evoluta della contemporaneità. Facendo un gioco di sottrazione sul cosa è più e meno “civile” cosa rimane del presente?
Clava contro clava è un viaggio di esplorazione del presente attraverso il confronto con il passato.

Mimesi
La natura imitativa dell’uomo, la sua predisposizione biologica ad imitare il comportamento dell’altro, la possibilità della mente umana di mettersi in rete, di connettersi attraverso i neuroni specchio alla mente degli altri esseri umani, le prodigiose scoperte sulla mimesi fanno parte degli ingredienti della riflessione sul nostro tempo. Le recenti scoperte dei neuroscienziati in relazione ai meccanismi dell’apprendimento ci rivelano che ci sono cellule del nostro cervello che hanno la precisa funzione di simulare “internamente” –mettendo in allarme il corpo, senza muovere i muscoli, ma preparandosi all’azione- ciò che fa l’altro. Ciò proverebbe che l’uomo è un animale predisposto per la socialità, il cui cervello ha una zona dedicata all’imitazione del comportamento altrui. Noi siamo fatti per essere in rete tra noi: Jacqueline Nadel ha studiato questa forma di imitazione spontanea allestendo una stanza giochi con due esemplari di ogni cosa. E’ sorprendente osservare come questi piccoli che non hanno ancora sviluppato il linguaggio si imitino spontaneamente: se un bimbo si mette in testa un cappello, l’altro bimbo si mette il secondo cappello, se il primo bimbo si infila anche gli occhiali da sole, la stessa cosa fa l’altro. Se un bimbo prende un ombrello, l’altro prende il secondo ombrello…non c’è fine al gioco imitativo


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