A te che mi mordi con furore e dolcezza.
di francesco in News il 15/03/2007 - 0.14.58
Amore mio, ti sono venuto a cercare così in fondo che non riesco più a risalire. Siamo qui, sotto l’onda maggiore che scavalca il buon senso. Qui rannicchiati ad aspettare. Mordicchiami sulla fronte: sono un cucciolo di rana e tu mamma oca. Mettiamoci le tute da palombari, schiacciati dalla pressione di questa malinconica vicinanza. L’addio quotidiano dell’amore come-il-giorno-che-mi preme-sulla-nuca-come-il-perimetro-della-cimice-attorno-al-cane. Mi vuoi ascoltare? Perdonami. Se non hai figli è a causa del mio essere figlio. Se non hai madri è a causa del mio essere madre. Se non hai padri è a causa del collo della bottiglia, troppo stretto e lungo per vedere in fondo. Ti ho amato di amore incandescente. Le mie ceneri sono sparse in questa via rossastra e gialla. La luce dell’autunno trionfa sulla vecchiaia. Io mi decompongo assai rapidamente. Anche tu ti decomponi. Avremmo potuto avere in braccio la bambina minuscola che hai in braccio ora. Una sorta di silenzio disumano però ti divide da lei. Avrei voluto accontentarti e scomparire. Ti voglio bene. Nessuno ti vuole bene come te ne voglio io. La Presunzione nello specchio vede la Colpa. La Colpa la nebbia e poi l’Amore, l’Amore nello specchio vede un Ombra curva e si intenerisce. Uno, due, tre voli di colomba e un odore forte di pioggia: prima che piova. Nello specchio, il prima nevicava con dolcezza, il dopo era una discesa troppo pericolosa per essere vista: nascosta tra gli alberi. Adesso non possiamo che credere.
Ufficio stampa, promozione e booking
Jonathan Giustini
Tel. 06.90286025-6
Giovanna Pipari
Mob. 349 6337613