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RiTango - il video

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Canzoni

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2015 14:28 Scritto da Administrator

 

"Solo Vero Sentire" - nei negozi e negli stores digitali

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Album

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Novembre 2015 14:12 Scritto da Francesco Camattini

Copertina

“Solo vero sentire”, un disco slow listening – musica e parola poetica da assaporare lentamente e in profondità.

Affacciati alla finestra di una casa sospesa sull’acqua a guardare noi stessi, osservando “le cose che abbiamo fatto” piuttosto di “quelle dette”, perché sono le prime – in fondo - che decidono “chi siamo”. Desiderosi di non disertare “questo nostro secolo” e il tempo in cui viviamo, anche se pieno di “inganni e immondizia”, ma con piena fiducia in quello che sarà se anche noi daremo il nostro contributo. Coinvolti e commossi dalla storia di una pastorella e del suo agnellino più amato, illuminati da un Sole che non “splenderà solo per noi” ma splende per tutti.

[guarda il video https://vimeo.com/145839954]

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Come l'aglio per Dracula

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Blog

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Maggio 2015 10:01 Scritto da Francesco Camattini

Ormai da oltre vent’anni insegno alle scuole superiori anche se non con continuità poiché dal 2013 vivo a Ginevra per seguire la mia futura moglie che lavora al CERN; tuttavia il prossimo settembre anch’io tenterò di “rientrare” a scuola. Io e la mia compagna siamo un cervello e mezzo in fuga: lei è la parte intera, io la restante metà. Nonostante le mie dimezzate capacità cerebrali mi piacerebbe fare il punto sulla riforma della scuola. Non voglio farlo però entrando nel merito della riforma ma rovesciando la prospettiva e partendo da una sorta di autoanalisi “dal basso” di alcuni nervi scoperti del nostro sistema scolastico  e che questa riforma (e qualunque riforma ci sarà in futuro) è andata inevitabilmente a toccare . Lo farò con una serie di interventi. Oggi desidero fare alcune considerazioni politicamente scorrette sulla valutazione. In primo luogo vorrei far notare il rapporto idiosincrasico tra i professori e la così detta valutazione.  Parlare di valutazione della scuola e, per esempio, dei test INVALSI (che non valutano i singoli docenti ma il sistema scolastico in generale) è come cospargere di aglio Dracula o bestemmiare in chiesa quando Torquemada celebra messa. Non parliamo di quando si paventa una valutazione degli insegnanti o dei loro curricula: ci sono vere e proprie sollevazioni di popolo: valutare gli insegnanti è un tabù.

Su questo punto vorrei fare notare una contraddizione macroscopica ed autoevidente che tuttavia non viene mai utilizzata come argomento di discussione.

Cosa fanno i professori della scuola italiana per la maggior parte del loro tempo? Valutano gli studenti! Danno voti, fiumi di voti, preparano verifiche, correggono compiti e stilano complessissime tabelle con articolazioni e sotto articolazioni esoteriche per assegnare un voto in decimi: “0,3 alla domanda corretta ma non esatta, 0,5 a quella esatta ma parzialmente corretta, -0,5 alla domanda errata, -0,01 a quella con un errore di ortografia ma scritta con l’evidente intento di essere corretta...”.Gli studenti, a loro volta, cosa fanno? Vanno a caccia di voti: cercano di conquistarsi i migliori o allontanare lo spettro di un test o interrogazione sgradita. La scuola è un contenitore che trabocca valutazione (un certo tipo, a mio avviso, deteriore di valutazione).

La maggior parte dei consigli di classe (praterie di tempo sprecato) vengono spesi per questioni di lana caprina rispetto alle medie dei voti degli studenti del tipo: “tizio ha preso tre volte di fila 5,3 ma un 6,4 nell’ultima interrogazione, mi sento moralmente impossibilitata a darle la sufficienza perché la media matematica, ecc...”; oppure “...io ho un 7,3 un 9 e un 8,9... non mi sento di darle 9 anche se è una ragazza studiosa – ...l’altro giorno aveva una gonna orribile...l’avete vista? -  se qualcuno toglie 0,5 io potrei però dare 9 anche se so che... ecc...”.I voti degli studenti e delle studentesse sono al centro anche del lavoro collegiale!

E questa valutazione avviene a senso unico: professori Vs. studenti. Punto. Diciamo, allora, che suona quantomeno strano che gli unici che valutano e giudicano – ovvero i professori – non ammettano che in nessun “angolo” di una qualunque proposta di riforma della scuola ci sia una forma di valutazione dei professori (che sia il Preside sceriffo che valuta i curricula, o gli studenti caporali chiamati a esprimere una valutazione sull’operato dei docenti). E le questioni legate alla valutazione che potrebbero sembrare un tema di secondaria importanza, a mio avviso, frenano più di quanto non osiamo immaginare ogni ipotesi di riforma della scuola che – anche fosse la migliore del mondo -  deve passare per un processo di valutazione delle competenze, dei bisogni e delle risorse a disposizione della scuola per tentarne un riassetto, una profonda trasformazione.Io credo che molti dei docenti di oggi – non tutti ovviamente - non sappiano cosa sia in realtà la valutazione (e non abbiano seguito le tappe della pedagogia degli ultimi venti o trent’ anni) e siano legati a un stereotipo spaventoso e primo novecentesco della valutazione che genera mostri.

 

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Live @CERN

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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Luglio 2015 11:42 Scritto da Francesco Camattini

"Solo Vero Sentire"

Live @CERN, July 8th, 9 p.m. (Main Auditorium)

Francesco Camattini, voice and guitar

Alessandro Sgobbio, piano and live electronics

special guest:

Mythra Varun Nemallapudi, voice

 

Diritti quesiti o inflitta ingiustizia?

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Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Maggio 2015 09:12 Scritto da Francesco Camattini

Anche alla luce della recente pronuncia della Corte Costituzionale che invita il governo ad adeguare le pensioni all’inflazione, vorrei fare il punto (con considerazioni disordinate) sulle discusse pensioni. Per inciso la stessa Corte che nel diritto si è pronunciata in un modo, ha poi lasciato intendere tra le righe che l’adeguamento potrebbe essere evitato con una legge ad hoc. Vi cito alcuni dati Istat del 2012 (purtroppo non ci sono altri aggiornamenti): in Italia che prendono più di 1500 euro al mese ci sono più di 1.000.000 di persone, che prendono 1750 euro al mese oltre 750.000 persone, che prendono più di 2000 euro al mese più di 600.000, oltre  400.000 percepiscono 2250 euro; con 2.500 euro mensili ci sono più di 600.000 persone; infine, ricevono più di 3000 euro mensili oltre 600.000 pensionati d’oro.

In questo ultimo “scaglione”  ci sono pensioni da 15.000, 20.000 euro mensili e anche più. (E’ tutto nero su bianco nel sito dell’Istat http://dati.istat.it.). Mi chiedo: non è scandaloso? Oggi ci sono ragazzi e ragazze (anche laureati) che stentano a percepire 5/6 euro l’ora (a volte lordi!) per un lavoro. Davvero non lo trovate scandaloso? Sembra la storia delle classi del Titanic: se la nave affonda la soluzione, visto la scarsità di scialuppe, è chiudere a chiave la porte delle classi inferiori per impedire alle persone di togliere i posti ai passeggeri di prima classe. Solo che nel caso dell’Italia c’è una profonda differenza perché i soldi ci sono: sarebbe sufficiente redistribuirli.

Redistribuire la ricchezza è uno dei compiti principali dello Stato. Non credo che ci siano “diritti quesiti” che tengano di fronte a un’ingiustizia di queste proporzioni. I nostri padri, i nostri nonni avranno lavorato tanto, d’accordo ma queste pensioni (che sono evidentemente sproporzionate e che vanno contro ogni buon senso retributivo e contributivo) hanno messo un’ipoteca sul presente e il futuro delle giovani generazioni.

Una solenne sciocchezza poi è l’adagio che va di moda:  “chi ha accumulato tanto nella vita ha diritto a percepire altrettanto”. In primo luogo un tempo si andava in pensione tenendo presente la retribuzione e non la contribuzione; inoltre si teneva conto degli ultimi salari percepiti, ovvero della fine carriera lavorativa. Non parliamo di coloro che sono andati in pensione a quarant’anni o meno negli anni ’80 (le famigerate baby-pensioni) e cha adesso hanno una settantina d’anni e hanno percepito una pensione che va ben oltre il loro periodo lavorativo e i contributi versati. In passato quando lo stato era più ricco e “non c’era crisi” (o quantomeno quando la classe dirigente aveva deciso che lo stato poteva vivere al di sopra delle proprie possibilità) i pensionati d’oro di adesso (i professori di università i medici, gli avvocati, tutte le professioni intellettuali e coloro che avevano attività economiche floride) avevano anche ottimi posti di lavoro e un Welfare alleato che li aveva traghettati fino agli apici della carriera. Credo che molti abbiamo già avuto (e parecchio) dallo Stato.

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