Civiltà


Pazza Martiri del 7 Luglio, RE

Pazza Martiri del 7 Luglio, RE

Reggio Emilia. 10.30 del mattino. Ho un appuntamento in centro con una persona e mi siedo sulla gradinata di pietra del teatro per aspettarla. Apro un libro che mi sono portato e comincio a leggere. “Signore… non si può stare seduti davanti al teatro”. Sono concentrato nella lettura e la voce mi arriva come da un altro pianeta. Alzo lo sguardo e davanti a me c’è un vigile urbano in bicicletta. “Si deve alzare. Non si può”.Alzandomi gli dico: “…sto leggendo un libro. Aspetto una persona”. “Deve alzarsi. Regole del comune”.  Protesto – di solito non lo faccio ma trovo davvero incredibile di non potermi sedere –. Il vigile mi cita l’ordinanza comunale.

Mi chiedo se siano queste le regole di civiltà. In un paese nel quale solo tra Mose ed Expo sono stati rubati a me, a noi, e a tutti quelli che ne avevano bisogno, denari per costruire cento, mille gradinate e altrettanti teatri dove poggiare serenamente il culo,  mi chiedo se non sia il caso di rivedere le priorità. Mi interrogo seriamente: cosa vuol dire essere civili? Il mio culo è davvero così incivile quando appoggia le sue parti molli sulla gradinata del teatro municipale di Reggio Emilia? Mi chiedo anche – e soprattutto – quel vigile urbano che mi ingiunge di alzarmi non dovrebbe essere mio alleato? Perché invece di ordinarmi di alzarmi non mi ha chiesto: “Sta comodo? Stia, stia pure. Non si potrebbe ma è chiaro che l’ordinanza non è mica fatta per lei…!”.

Voglio dire:  la civiltà di un paese non si misura anche dalla disponibilità dei suoi abitanti ad assumersi  delle responsabilità? Il vigile non vuole grane e mi dice di togliere il culo. Punto. Stop. E stiamo parlando di inezie. Pensate alla questioni davvero importanti.

Forza dico io, forza! Se ciascuno di noi interpreta il proprio ruolo in modo passivo, senza creatività, senza assumersi alcun rischio, negandosi qualunque spazio di libertà significa che ha rinunciato a cambiare le cose. E in Italia il Mose, l’Expo, furbetti, evasori, furboni e mafiosi vivono delle nostre rinunce.

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