Siamo stati tutti clandestini


Bimbo nascosto in un trolley a Ceuta, 2015

Bimbo nascosto in un trolley a Ceuta

Improvvisamente ricordo… ho fatto un patto prima di partire, un patto caduto nell’oblio:

– Portami alla vita. Portami dall’altra parte. Voglio provarci.

Mi sono affidato allo scafista che mi ha imbarcato. Sono caduto in un sonno profondo. Un viaggio durato circa nove mesi. Solo dopo ho compreso di essere stato incomprensibilmente fortunato: io mi sono risvegliato sulla Terra, altri no, non sono mai arrivati. Non sono mai riusciti a passare. Li hanno fermati al confine. Sono stato anch’io, dunque, un clandestino in attesa di passare. Anch’io in cerca di una possibilità o alla ricerca di qualcuno o qualcosa. Poi me ne sono dimenticato. Il sonno è stato così profondo che non ricordo più il perché ho voluto a tutti i costi fare questo viaggio. Ricordo solo che ero molto determinato. Non era deciso dove sarei approdato…a meno di non riuscire a corrompere il trasportatore. Ma non credo fosse possibile contrattare il dove,  il quando e tra le braccia di chi sarei capitato:

– O così o non se ne fa niente…!

– Va bene. Allora così sia. Fatemi andare.

Mi avevano spiegato che era a mio rischio e pericolo, questo sì lo ricordo ma io ho accettato. Ho accettato. Non so spiegarmi come ho ricevuto il permesso di essere me stesso. Ho fatto code infinite. Portato documenti da un ufficio all’altro e subito molte umiliazioni. A un certo punto mi è arrivata una comunicazione ufficiale: “tocca a te. A tuo rischio e pericolo”. Così mi sono imbarcato. Ho firmato che li avrei sollevati da ogni responsabilità e che, un volta arrivato – se fossi arrivato – mi sarei impegnato a dimenticare tutto. Ecco, ora improvvisamente ricordo: dimenticare è stata una mia scelta.

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