Rileggere Bonhoeffer


Dietrich Bonhoeffer nel 1932

Dietrich Bonhoeffer nel 1932

Il grande profeta e testimone del nostro tempo Dietrich Bonhoeffer, nel prologo di “Resistenza e resa” (1988, Edizioni San Paolo, Torino),  analizza i diversi atteggiamenti che l’uomo assume di fronte alla manifestazione del male. Credo siano di sconvolgente attualità e soprattutto parlino a noi uomini contemporanei con cristallino acume. La cosa più interessante è che, a mio avviso, non c’è bisogno di trovarsi faccia a faccia con il male più estremo per riflettere sull’ingaggio di ciascuno di noi nel mondo (e nella polis) confrontandosi, così, con le parole di Bonhoeffer o rileggendo alla loro luce azioni di altri (dal presidente di uno stato fino al direttore di un ospedale…).I giorni della guerra tra Israele e Palestina mi fanno riflettere sulle mie personali posizioni sulla guerra (questa guerra) e su quelle assunte dalla comunità internazionale… credo che Bonhoeffer mi stia aiutando a chiarirmi. E mi accorgo che di fronte a fatti epocali è più “facile” assumere posizioni insincere con se stessi in totale buona fede.

“Palese è il fallimento delle persone “ragionevoli”, che animate dalle migliori intenzioni e misconoscendo ingenuamente la realtà credono di poter rimettere in piedi tutta l’impalcatura crollata usando un po’ la ragione. Nella loro miopia vogliono rendere giustizia a tutti i contendenti e vengono stritolati nello scontro delle potenze contrapposte, senza aver raggiunto il benché minimo risultato. Delusi per l’assenza di ragione nel mondo, si vedono condannati alla sterilità, ed escono rassegnati dal gioco o si abbandono inermi al più forte. […]

Chi d’altra parte cerca di cavarsela nel mondo nella più piena libertà personale, chi dà più valore all’azione necessaria che a mantenere immacolata la propria coscienza e la propria reputazione, chi è pronto a sacrificare uno sterile principio per a un fecondo compromesso, o anche la sterile saggezza della moderazione a un radicalismo fruttuoso, costui stia attento che la sua libertà non lo porti alla rovina. Per impedire il peggio darà il suo assenso al male, e non sarà più in grado di capire che proprio il peggio che vuole evitare potrebbe essere il meglio.”

E ancora:

“Infatti l’uomo il cui unico sostegno è la propria coscienza non potrà mai  capire che una cattiva coscienza può essere più salutare e più forte di una coscienza ingannata.

Rispondi